Archivio mensile:novembre 2016

La Sinestesia del paesaggio di Diego Barone Lumaga chiude Parete Bianca

dsc_1040-fileminimizerSi avvia alla conclusione la sesta edizione di Parete Bianca, la kermesse dedicata ai nuovi artisti del territorio, organizzata dall’associazione culturale torrese Parole Alate. Giovedì 24 novembre, nella cornice del Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita di Ercolano, è stata la volta del fotografo torrese Diego Barone Lumaga che ha condiviso col pubblico gli scatti della mostra Sinestesia del paesaggio.
Trentasette anni, la passione per bicicletta e per le pellicole di animazione disneyane, Diego ha reso immortali alcuni scorci di posti visitati nel corso degli anni. Immagini fortemente suggestive, supportate dall’utilizzo della tecnica del bianco e nero, che hanno incantato il pubblico, accorso numeroso per sostenere questo fotografo che fa dell’umiltà il proprio punto di forza e mostra, nei suoi scatti, una grande sensibilità artistica.
«Alcune immagini» ha dichiarato durante la chiacchierata disinteressata di cui è stato protagonista «sono state raccolte mentre ero in bici. Il mondo viene percepito in maniera completamente differente stando sulle due ruote. Inoltre, ogni immagine è specchio non solo di una suggestione legata al luogo, ma pure di uno stato d’animo».
Stato d’animo reso parola attraverso delle didascalie che hanno incuriosito gli spettatori al pari degli scatti proposti.
Dopo la mostra di Barone Lumaga, che sarà visitabile ogni giorno dalle 10.00 alle 20.00, presso il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita, corso Resina 330/332 a Ercolano fino al 30 novembre, Parete Bianca saluterà gli spettatori. Non prima però di dare appuntamento alla prossima edizione prevista per la primavera del 2017. «L’associazione culturale Parole Alate» dichiara Giusi Solaro, direttore artistico della kermesse, «ha fatto di Parete Bianca un evento di punta. Desideriamo portare avanti questo progetto augurandoci di poter contare sul supporto di istituzioni, partner commerciali e media che hanno scommesso sul nostro evento».
Non resta che lasciar partire il countdown. Alla prossima primavera non manca poi molto.

Per tutti gli aggiornamenti è possibile seguire la pagina facebook dell’associazione Parole Alate o il blog https://parolealateblog.wordpress.com/

Otium* (Giano Vander)

«Sono un pelo di culo in un mare di merda, ma la mia vita cambierà per sempre». Jacob lo ripeteva tutti i giorni.
Quando si affacciava alla finestra appena sveglio e osservava il portiere smistare la posta al ritmo di una missiva ogni 5 minuti; quando correva in sala prove, in puntuale ritardo, e incrociava il manifesto a grandezza naturale del concerto di Gigi D’Alessio; quando sulle panchine del parco piangeva sulla foto della sua povera Lisa e sentiva la mignottella di turno stronzeggiare perché il suo cellulare non riceveva gli MMS; quando la mattina trovava la macchina sfregiata e la sera ammirava da “Carmine’s” la Sacra Polizia Unita che si grattava le palle tra una crêpe e una gaufre.
Era un pelo di culo in un mare di merda, ma la sua vita sarebbe cambiata per sempre, prima o poi.
DRIIIIN! DRIIIIN! È l’1.45 di notte, chi potrebbe mai telefonare a quest’ora? Un chitemmuorto che ha voglia di scherzare? La nonna, che nuovamente non ricorda chi è quel vecchietto che dorme nel suo letto? Aspe’, fermi tutti! La demo alla Island Records! L’aveva inviata una settimana prima. Ancora nessuna risposta! Sì, considerando il fuso orario saranno certamente loro! Corri Jacob, sei un pelo di culo in un mare di merda, ma la tua vita sta per cambiare per sempre! CRACK! Fottuto gomito! la tazzina era del servizio buono, e le tue scarpe stanno trasformando il pavimento in una Cloaca Massima. Ma ‘sti cazzi. Fanculo la tazzina e il caffè: la Island, Jacob, la Island!
«HALLO… HALLOOO… IS THERE MR. NARDI?… MR. NARDI? ARE YOU LISTEN TO ME?…».
TU.TU.TU.TU.TU.
Il cordless è a terra, col segnale di occupato. E a terra i cocci della tazzina, e il caffè che ha trasformato il pavimento in una turca. E a terra Jacob. Immobile, silente. Ma sereno. Era un pelo di culo in un mare di merda, ma la sua vita è cambiata per sempre.
Finalmente.

*: da un’idea di Paul Hertz

Napoli è come tua mamma che piglia e si ubriaca (Antonio Liccardo)

Napoli è come tua mamma.
Quando vieni in questa città, sembra quando torni in famiglia, hai presente? Magari non ti sei fatto vivo per anni, manco una telefonata, o hai combinato qualche casino e devi startene buono in un posto sicuro, oppure ti presenti a orari improbabili. Tua mamma non vuole sapere nulla, le interessa solo che sei tornato. E ti abbraccia, stretto stretto.
Senti questi profumi? Scendere a Piazza Dante è come aprire la porta di casa e farsi pervadere dalla fragranza del pane caldo; svolti in un vicolo e ti ritrovi nel salone di casa tua che odora ancora dell’ultima frittura.
Tua mamma ti vede sempre sciupato, anche se pesi due quintali, e ti prepara da mangiare. Se sono le dodici di giorno o di notte, è indifferente.
Se ti accomodi sul muretto del Lungomare e guardi in acqua, ti sei seduto sulle gambe di tua mamma, vecchie ma ancora toste, e la stai guardando in faccia, stanca ma sempre brillante. Se chiudi gli occhi, la spuma compone una ninna nanna un po’ sgrammaticata ma, forse proprio per questo motivo, bella. E tu la vedi, a tua mamma, che si è appoggiata di schiena sulla costa, e si è addormentata prima di te.
Poi tua mamma piglia e si ubriaca. Si lascia andare, così tanto da farti vergognare di essere suo figlio: si mette a ballare, sguaiata, in mezzo ai balordi, che le alzano la gonna, le infilano le mani sotto e lei li lascia fare. Li lascia rubare la sua dignità e la sua ricchezza, imbrogliare e comandare, la trattano come una poco di buono anche se fino a ieri era lei la regina. Tu vorresti fare qualcosa, ma non puoi. È una storia che va avanti da anni, da secoli, sembra che così debba andare. Abbassi i pugni, e lasci che tua mamma si allontani verso l’oscurità di una luminaria fulminata, sottobraccio a un nugolo di delinquenti.
E tu la rivedi, che ha perso i sensi a bordo mare, in mezzo a bottiglie rotte e copertoni, a gambe all’aria e col seno di fuori.
Lo sai che domani lei sarà di nuovo splendida, che non è successo niente, che si va avanti. Ma sai anche che, senza preavviso, potrebbe rimettersi a bere.
Molti tuoi fratelli non ce la fanno a vederla in quello stato. Lei non vuole essere aiutata, dice che pur volendo non può, e i tuoi fratelli sono oramai amareggiati. Se ne vanno via, spesso lontano, per non avere più nulla a che fare con lei.
Come in ogni famiglia, i fratelli che restano dicono che chi scappa non ha il coraggio di prendersi cura della propria mamma. Non comprendendo che, spesso, chi fugge lo fa per non intaccare i buoni sentimenti che ancora si provano per lei.
Dopotutto, tu riusciresti a odiare tua mamma?

Parete Bianca: Si riparte “Da lì”.

img_4404-fileminimizerGiro di boa per la sesta edizione di Parete Bianca, la kermesse dedicata ai nuovi artisti del territorio, organizzata dall’associazione culturale torrese Parole Alate. Giovedì 17 novembre, nell’elegante cornice del Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita di Ercolano, è stata la volta del fotografo napoletano Giuseppe Riccardi che ha incantato il pubblico con la mostra From there.

Ventotto anni, una passione per i cortometraggi e i film d’essai, Giuseppe ha raccontato la città di Napoli attraverso dieci scatti in cui luci e ombre contendono la scena a inconsapevoli protagonisti di scatti particolarmente suggestivi.

Un linguaggio, quello delle istantanee, che fa parte del vastissimo background di questo giovane artista dalle idee molto chiare. «La fotografia» dichiara «è uno dei miei modi di esprimermi. Nel corso degli anni ho condiviso i miei pensieri attraverso la scrittura, la scenografia, i cortometraggi. Questi scatti rappresentano la mia città e il personale rapporto con i concetti di luce e ombra».

Particolarmente apprezzata la mostra di questo ragazzo messosi in gioco per soddisfare la curiosità di un pubblico quanto mai partecipe, all’interno della chiacchierata disinteressata che l’associazione Parole Alate organizza durante la serata d’inaugurazione della mostra. Si è scoperto, così, che Giuseppe ama il Requiem di Giuseppe Verdi e che ha vissuto due anni a Barcellona, una città quanto mai cosmopolita che ha influenzato anche il suo modo di fare arte.

Per l’associazione Parole Alate, archiviata la terza serata, conto alla rovescia per l’ultimo appuntamento di Parete Bianca. L’evento conclusivo sarà la mostra fotografica di Diego Barone Lumaga dal titolo Sinestesia del paesaggio, a partire da giovedì 24.

Per quanti volessero visitare la personale di Giuseppe Riccardi, potranno farlo recandosi, ogni giorno dalle 10.00 alle 20.00, presso il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita, corso Resina 330/332 ad Ercolano (tel. 081 7778052).

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Ti ho visto che ridi (Pietro Damiano)

I volti si incrociano. Capelli assenti su pelle chiara, macchiata dal sole e segnata da sorrisi irrequieti, piccoli tagli rimarginati.

Ho dimenticato quel dolore, ferite sanguinanti, punti di sutura, medicazioni e capelli tagliati. Una gioventù appannata dal tuo colorito rosso, dal tuo essere vecchio. Dal tuo guardarmi fisso dalle foto, muovendo leggermente le labbra, sussurrandomi qualcosa che non sento. Un’illusione.

In questo specchio ci sovrapponiamo. La tua pelle copre la mia ancora liscia, segnandola di piccole rughe mute. Sagge. D’un tratto sento l’odore della mia infanzia.

Poi mi rivedo oggi, con la barba incolta. La schiuma bianca mi avvolge. Sbatto le palpebre troppo forte, faccio un salto nel tempo.

Per un momento rivedo gli occhi verdi di donna e gli orecchini d’oro alle tue orecchie. Se non fosse per gli anni che sono passati direi che sei ringiovanita. Perché non mi racconti un po’ di te? Perché non parli? Ma il tuo sguardo è sereno.

I tuoi occhi mi sono sempre piaciuti. Quando mi guardavi sorridevo. Mi bagno dei tuoi sguardi, nell’assenza di un corpo che smette di essere presente.

La lametta spezza i peli della barba dura, sembra carta vetrata. La lametta non lascia tracce.

Ti ho visto che ridi, smettila che mi taglio!”. Troppo tardi. Qualche goccia di sangue finisce nell’acqua. Si diluisce, scompare. Torna tutto bianco. Mi lacrimano gli occhi.

Ho le orecchie grandi come le tue e non ho i capelli, proprio come te. Forse ci somigliamo, non so. Non mi riconosco nel tuo volto, tranne gli occhi. Abbiamo lo stesso taglio degli occhi. Continuo a far scorrere la lametta sulla mia faccia. Non ti ho mai visto con la barba. Non l’hai mai portata lunga.

Gli occhi verdi invece avevano intorno tanti capelli, lunghi e lisci. Ricordo le ore che passavi a pettinarti sulla sedia in giardino e io che giocavo. Ti ricordi? Sì, certo che ti ricordi, sembra ieri.

Ho tolto tutti i peli dal viso, la barba non c’è più. L’acqua fredda mi avvolge la faccia, per un attimo non vedo più nulla.

Due giorni, tra due giorni questa barba sarà di nuovo lunga. Schiuma, lametta e acqua riflessi.

12_Un’indagine su Spazio, Tempo e Cittadino che incanta

img_4298-fileminimizerContinua, con successo, la sesta edizione di Parete Bianca, la kermesse artistica organizzata dall’associazione culturale Parole Alate. Giovedì 10 novembre, nella suggestiva cornice del Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita di Ercolano, ha infatti debuttato 12_Un’indagine su Spazio, Tempo e Cittadino, mostra del giovane fotografo Marco Barile.

Studente universitario di 27 anni con la passione per la musica e una venerazione per il film “Il Padrino”, Barile ha raccontato al pubblico, attraverso ventiquattro scatti, il cambiamento dello stesso luogo a distanza di 12 ore. Scorci di una città qualunque, la sua natia Portici, che muta aspetto a seconda dell’orario in cui l’obiettivo fissa gli istanti.

Per Marco Barile, che si è raccontato in una divertente chiacchierata col pubblico in cui ha fatto conoscere l’uomo dietro l’artista, si è trattato della prima mostra personale. Esposizione per la quale ha ringraziato l’associazione Quattro Quadrati, della quale fa parte, che intende creare una vera sinergia con Parole Alate.

L’associazione torrese, intanto, si gode l’ennesimo ottimo risultato della sua kermesse di punta. Un pubblico sempre più variegato e desideroso di scoprire gli artisti del territorio e una fiducia ripagata da partner commerciali prestigiosi e il sostegno dell’amministrazione comunale di Ercolano. Inoltre l’assidua collaborazione col programma radiofonico Fisheye, all’interno del quale vengono regalate interessanti anteprime della mostra ventura. Come quella di giovedì 17 novembre, giorno in cui si arriva al giro di boa, con la mostra fotografica di Giuseppe Riccardi dal titolo “From there”.

Per il momento, per quanti volessero visitare la personale di Marco Barile, potranno farlo recandosi, ogni giorno dalle 10.00 alle 20.00, presso il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita, corso Resina 330/332 ad Ercolano (tel. 081 7778052).

Per tutti gli aggiornamenti è possibile seguire la pagina facebook dell’associazione Parole Alate o il blog https://parolealateblog.wordpress.com/

Collezioni (Joshua di Bello)

«Che occhi stupendi che hai» esordisce Marcello avvicinandosi alla ragazza sconosciuta. Quel colore verde smeraldo è irresistibile, una delizia per i sensi.

In viso al ragazzo segni di puro imbarazzo, palesati dal rossore che pervade le sue gote. Lei gli sorride. Il tizio è impacciato, ma dolce e carino in fin dei conti. A lei pende dal collo un laccetto in argento, che termina con un delizioso medaglione a forma di spirale.

«Che bello il tuo medaglione» le dice lui stringendolo tra indice e pollice.

Il loro primo contatto, pelle contro pelle, un po’ rubato, che crea qualche imbarazzo. Lei lo guarda e dopo qualche lungo secondo di silenzio, per uscire dall’impasse, gli chiede «E della collanina non mi dici niente?» prendendola con le dita e mostrandogliela orgogliosa. «Le colleziono» dice, «e questa l’ho fatta io. Lavoro in un laboratorio di oreficeria».

«Ti andrebbe di vedere la mia collezione?» Marcello avanza la proposta e prende appuntamento per il giorno seguente.

L’indomani prima del suo arrivo mette un po’ di ordine tra i suoi cimeli finché bussano alla porta.

Chiusa la stanza che racchiude i suoi tesori corre ad aprire.

«Scusa ho fatto tardi, maledetto traffico!» si giustifica lei appena entrata.

I due dopo i dovuti convenevoli si dirigono verso la stanza. La serratura scatta ed entrambi sono catapultati in un angusto sgabuzzino illuminato dalla luce di una lampada polverosa.

Lei si sente osservata come se quel piccolo spazio fosse costruito sulla base di migliaia di occhi indiscreti.

«Ti piacciono?» le chiede Marcello girando la chiave nella serratura «Li colleziono da anni».

La ragazza chiude gli occhi d’istinto e stringe la spirale tra le mani. Respira piano interrogandosi sulla provenienza degli arcani cimeli.

«Li hai raccolti nei tuoi viaggi?» chiede cercando di scacciare oscuri presagi che cominciano ad affollarle la mente.

«Al contrario, mia cara, sono loro a essere venuti da me». Le risponde Marcello celando nella penombra un ghigno sinistro. La luce si spegne. Un grido soffocato fa tremare le iridi al di là delle ombre che le tengono nascoste.

Al mattino la luce torna a riempire la stanza. Marcello interroga le pareti finché non li trova. Due occhi lo guardano, piantati nel muro. Sono verde smeraldo, ancora lucidi, come pesci appena catturati, esposti al mercato. «Quel colore mi mancava» aggiunge, rigirandosi la spirale di metallo tra le mani.

La ragazza alla fermata del tram litiga col suo Ipod azzurro in cerca della canzone giusta in quella ennesima mattinata di merda. Sente arrivare qualcuno al suo fianco. Alza lo sguardo, occhi grigi screziati di giallo. «Che occhi belli che hai» ripete, con il suo timbro di voce basso, Marcello.

Magritte in 3D conquista il pubblico di Parete Bianca

img_4116-fileminimizer-1Comincia sotto una buona stella la sesta edizione di Parete Bianca. La kermesse artistica organizzata – sotto la direzione artistica di Giusi Solaro – dall’associazione culturale Parole Alate, incanta il pubblico del Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita di Ercolano grazie a Magritte in 3D, proiezione dell’artista ercolanese Raffaele Gentiluomo.

Come sempre, ottima la risposta del pubblico che ha partecipato all’evento inaugurale di un evento divenuto un punto di riferimento per tantissimi artisti esordienti che hanno la possibilità, rispettando il concept di Parete Bianca, di proporre la propria idea di arte e farsi conoscere al grande pubblico attraverso una serata a loro dedicata.

«Una formula vincente – dichiara il direttore artistico Giusi Solaro – che muta anno per anno nella forma, ma non nella sostanza. Quel che ci aspettiamo da questa nuova edizione di Parete Bianca è avvicinare le nuove generazioni all’arte. E parliamo non soltanto di artisti emergenti e desiderosi di mettersi in mostra, ma anche e soprattutto dei fruitori di eventi del genere. Il target di età è estremamente vasto, segno inequivocabile che l’arte è un linguaggio universale che abbatte qualsiasi barriera». Parete Bianca rinnova inoltre una collaborazione con alcuni marchi prestigiosi e col comune di Ercolano. «Un grazie all’amministrazione comunale di Ercolano è doveroso. Questa città ci ha insignito del patrocinio morale e ci auguriamo di ripagare sul campo tanta fiducia».

Confermata, anche per questa sesta edizione, la collaborazione con la piattaforma web Radio Stonata che, all’interno del programma Fish Eye, regala una divertente anteprima delle mostre, attraverso una chiacchierata on air con l’artista in cartellone.

Giovedì 10 novembre, con inizio alle 20.30, si alzerà il sipario su 12 – Un’indagine su Spazio, Tempo e Cittadino, mostra fotografica affidata a Marco Barile.

Appuntamento quindi per il 10 novembre prossimo, a partire dalle 20.30, presso il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita, corso Resina 330/332 ad Ercolano (tel. 081 7778052). Per tutti gli aggiornamenti è possibile seguire la pagina facebook dell’associazione Parole Alate o il blog https://parolealateblog.wordpress.com/