Napoli è come tua mamma che piglia e si ubriaca (Antonio Liccardo)

Napoli è come tua mamma.
Quando vieni in questa città, sembra quando torni in famiglia, hai presente? Magari non ti sei fatto vivo per anni, manco una telefonata, o hai combinato qualche casino e devi startene buono in un posto sicuro, oppure ti presenti a orari improbabili. Tua mamma non vuole sapere nulla, le interessa solo che sei tornato. E ti abbraccia, stretto stretto.
Senti questi profumi? Scendere a Piazza Dante è come aprire la porta di casa e farsi pervadere dalla fragranza del pane caldo; svolti in un vicolo e ti ritrovi nel salone di casa tua che odora ancora dell’ultima frittura.
Tua mamma ti vede sempre sciupato, anche se pesi due quintali, e ti prepara da mangiare. Se sono le dodici di giorno o di notte, è indifferente.
Se ti accomodi sul muretto del Lungomare e guardi in acqua, ti sei seduto sulle gambe di tua mamma, vecchie ma ancora toste, e la stai guardando in faccia, stanca ma sempre brillante. Se chiudi gli occhi, la spuma compone una ninna nanna un po’ sgrammaticata ma, forse proprio per questo motivo, bella. E tu la vedi, a tua mamma, che si è appoggiata di schiena sulla costa, e si è addormentata prima di te.
Poi tua mamma piglia e si ubriaca. Si lascia andare, così tanto da farti vergognare di essere suo figlio: si mette a ballare, sguaiata, in mezzo ai balordi, che le alzano la gonna, le infilano le mani sotto e lei li lascia fare. Li lascia rubare la sua dignità e la sua ricchezza, imbrogliare e comandare, la trattano come una poco di buono anche se fino a ieri era lei la regina. Tu vorresti fare qualcosa, ma non puoi. È una storia che va avanti da anni, da secoli, sembra che così debba andare. Abbassi i pugni, e lasci che tua mamma si allontani verso l’oscurità di una luminaria fulminata, sottobraccio a un nugolo di delinquenti.
E tu la rivedi, che ha perso i sensi a bordo mare, in mezzo a bottiglie rotte e copertoni, a gambe all’aria e col seno di fuori.
Lo sai che domani lei sarà di nuovo splendida, che non è successo niente, che si va avanti. Ma sai anche che, senza preavviso, potrebbe rimettersi a bere.
Molti tuoi fratelli non ce la fanno a vederla in quello stato. Lei non vuole essere aiutata, dice che pur volendo non può, e i tuoi fratelli sono oramai amareggiati. Se ne vanno via, spesso lontano, per non avere più nulla a che fare con lei.
Come in ogni famiglia, i fratelli che restano dicono che chi scappa non ha il coraggio di prendersi cura della propria mamma. Non comprendendo che, spesso, chi fugge lo fa per non intaccare i buoni sentimenti che ancora si provano per lei.
Dopotutto, tu riusciresti a odiare tua mamma?

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