Punk’s not dead (Maria Cristiana Grimaldi)

punks_not_dead_wenceslas_square_pragueI will command all of you
Your kids will meditate in school
Your kids will meditate in school
California Uber Alles”

“Scusami, ho dimenticato di togliere la suoneria al cellulare”
“Non preoccuparti, ma sbaglio o sono i Dead Kennedys?”
“Sì, sono proprio loro, li conosci?”
“Uno dei miei gruppi preferiti all’epoca, certo che li conosco. Comunque piacere Sergio.”
“Davide, piacere mio. Sei nuovo? Non ti avevo mai visto.”
“Sì, sono stato assunto da poco per sostituire il collega di filosofia nella sezione H.”
“Ah bene, io insegno arte nella sezione B. Finalmente qualcuno che ha degli ottimi gusti musicali.”
“Ahaha immagino che non ce ne siano molti. Sembrano quasi tutti lobotomizzati qui dentro, a stento salutano.”
“Lo sono, sono tutti bastardi con la puzza sotto il naso che si rispondono alla dittatura del preside. Quello poi ha le preferenze, per questo solo io e te ci ritroviamo ancora qui a quest’ora a chiudere sti maledetti scrutini”
“Quale altro gruppo ti piace?”
“Guarda, io sono fedele al punk, mi ricorda la mia giovinezza. Bad Religion, Clash, Sex Pistols, Rancid…Ma adoro anche il grunge e il post punk.”
“Non ne parliamo. Gli Alice in Chains tutta la vita. Mi ricordano il periodo dell’occupazione all’università. Bei tempi, noi sì che volevamo cambiare le cose”
“Puoi dirlo forte. Noi non avevamo paura delle percosse della polizia. Il mio gruppo militante a Bologna quante ne ha prese. Hardcore sempre e comunque.”
“Come abbiamo fatto a diventare così? Insegniamo ad un branco di coglioncelli che non sanno nemmeno cosa significhi rivoluzione. Ascoltano musica di merda e passano il loro tempo a chattare.”
“Ci siamo imborghesiti amico mio. Il sistema è malato, siamo destinati alla miseria dei sensi. Non c’è più nessuna presa di posizione, appiattimento totale e coscienze sedate dalla merda che ci propinano.”
“Il bello è che siamo gli unici ad essercene accorti. Gli altri colleghi pensano solo…anzi non pensano, vanno avanti come degli zombie in attesa del destino, felici che quelli a cui insegnano siano troppo assopiti per poter controbattere contro qualsiasi argomento.”
“Guidati dal quel bastardo del preside che è peggio del duce. Fascismo dappertutto.”
“Senti che ne dici di compiere ancora una volta un gesto rivoluzionario? Usciamo fuori e lasciamo stare ste cagate. Facciamoci valere ancora una volta, ”
“Ma che vuoi fare?”
“Seguimi”
L’indomani quando il sole si ritrovò ad illuminare l’istituto superiore “F. De Sanctis”, tutti gli sguardi furono catturati. Qualcosa era cambiato, la quotidianità e la routine erano state interrotte in nome della rivoluzione. Erano tutti lì, docenti ed alunni, con gli occhi e le fotocamere puntati verso l’alto. Tutti ridevano ma si ammutolirono all’arrivo del dirigente scolastico che istintivamente prese a farsi il segno della croce, poi livido e gonfio di rabbia sbraitò tutt’intorno in cerca del colpevole che aveva profanato il muro sotto la finestra del suo ufficio.
Intanto il sole accendeva e rendeva sempre più chiaro quel gesto.
La vernice della bomboletta rossa catturava i raggi e li usava per brillare e splendere di vera ribellione, mostrando fiera, a tutti, il disegno di un cazzo un po’ tozzo, accompagnato dalla scritta “Punk’s not dead”.
Tutti se ne sarebbero ricordati e tutti lo avrebbero dimenticato ma nessuno capì a cosa fosse servito.

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