Archivio mensile:marzo 2017

Pranzo di matrimonio (Raffaele Formisano)

Finalmente il gran giorno per Giulio e Linda.
La sala per cerimonie era affollatissima. Non appena loro due fecero il loro ingresso trionfale, dopo le consuete fotografie, un’ovazione generale, fragorosi applausi quasi all’unisono, poi tutti a fiondarsi sul succulento buffet che i camerieri avevano appena finito di preparare.
C’era uno degli invitati un po’ più famelico rispetto ad altri, Zi Ndonio, un mastodontico parente della sposa.
Si diceva di lui “A Zi’ Ndonio è meglio a ce fa ‘nu vestito che invitarlo a pranzo!”.
Leggende metropolitane volevano, altresì, che a colazione riuscisse a gestire ben cinque cornetti in contemporanea: uno nella mano destra, uno nella sinistra, uno in bocca, uno nell’esofago e l’ultimo nello stomaco. Il che gli aveva fruttato il meritatissimo soprannome di “Panz ‘e vierm!”.
Zi Ndonio era al suo terzo tentativo di inaugurazione del tavolo imbandito, fulminato, con estrema puntualità, dal rimprovero del capo sala.
All’apertura del buffet, quest’ultimo diede il segnale di ok, correndo a mettersi in salvo assieme a molti altri colleghi.
Zi Ndonio fu un attimino sballottato dalla calca; gli venne, quindi, naturale afferrare le prime cose che potessero capitargli a tiro per non essere da meno a sua moglie zia Ninina, in vantaggio, rispetto a lui, con tre piatti di zeppoline, quattro coppette di snack vari da aperitivo (patatine, noccioline, salatini) e tre bicchieri di succo di frutta.
Zi Ndonio afferrò quattro coppette di cocktail di gamberi e iniziò a fagocitarne avidamente il contenuto, tara inclusa.
Quindi chiamò il cameriere per farsi mettere da parte già qualcosa per dopo: “Chest song po’ sacchett po’ can! Aropp m’ e ddat!”
Il grasso parente era sotto osservazione disgustata di molti convitati, compreso uno che era soprannominato Ciruzzo ‘o poet, cugino diretto della sposa, nonché nipote di Zi Ndonio stesso.
Costui, particolarmente ispirato, aveva iniziato a scrivere qualcosa sul retro del menù bianco, ridacchiando fra sé e sé.
In un momento di applausi il foglio era rimasto abbandonato a se stesso sul tavolo, mimetizzandosi con un tovagliolo, sempre bianco.
A quello stesso tavolo, fuori, come sempre, dal resto del mondo, era seduta anche zia Pupella, una vecchia rincoglionita, ferratissima nel fare discorsi. Per quell’occasione se ne era scritto, su di un biglietto, uno molto speciale per augurare tutta la felicità di questo mondo a suo nipote Giulio e alla dolce consorte.
Si alzò, timida, avviandosi a passo lento verso il palchetto dove si era esibita, fino a poco prima, la cantante assunta per animare la cerimonia.
Ciruzzo ‘o poet si avvide, tutto d’un tratto, di un inquietante dettaglio. Il talloncino con le soavi frasi di zia Pupella era ancora lì sul tavolo. Questo significava che…
Non ebbe nemmeno il tempo di esclamare “Oh, merda!” che la parente di Giulio aveva già iniziato a leggere:

Tu lo vedi da lontano.

È Zi Ndonio il porco umano.

Ogni vot a pranzo e a ccen

par can nun ha maje vist’bben

A matin a culaziòn

se magnass nu liòn,

ma il leone a mezzogiorno

non è altro che un contorno.

Nella notte fredda e oscura

sta accadendo una sciagura.

Ma cos’è? Un uragano?

No, è Zi Ndonio, il porco umano”

Undici metri (Paquito Catanzaro)

Luca fissava la porta con espressione seria. «Intendi spostarla col pensiero?» disse una voce alle sue spalle, facendolo sobbalzare.
«Cazzo, papà, mi hai fatto paura» rispose il ragazzo voltandosi.
«Uno, non dire parolacce» puntualizzò l’uomo «due, odio vederti così. Hai giocato malissimo stasera. Mai presi 6 gol in una sola partita».
«Avevo la testa altrove» si giustificò Luca, abbassando lo sguardo. «Non sto passando un bel periodo».
«Bella scusa per mollare i tuoi compagni e fargli perdere la partita».
«Possibile tu riesca a pensare solo a questo cazzo di torneo?» urlò in risposta.
«Non mi riferisco solo a questo» scosse il capo l’uomo. «Parlo della tua indolenza: non studi, non esci. Ti alleni senza voglia, giochi da far schifo e lasci le prove col gruppo».
«Nessuno piange la mia assenza» il ragazzo alzò le spalle, piccato.
«Ti sbagli. La squadra risente l’assenza di un portiere, i Burn non sono in grado di eseguire decentemente Smoke on water senza il riff del loro chitarrista. Inoltre» aggiunse «ai coniugi Matteoli manca l’allegria del loro figlio».
«Passerà» disse Luca sconsolato.
«Quando?» chiese l’uomo.
«Non lo so».
«Viviana è andata a letto con un altro, ok. Siete pari. Ora chiamala e affrontala».
«Mai» rispose risoluto il ragazzo. «È una troia. Con me ha chiuso».
«Sei tu lo stronzo che l’ha tradita per primo».
Luca sbarrò gli occhi. Fissò il padre, notando qualcosa nel suo sguardo.
«Ti sfido» disse l’uomo afferrando il pallone.
«Cosa?»
«Ti sfido. Cinque calci di rigore. Se ne segno meno di tre, maceri in pace. Se dovessi segnarne di più, chiami Viviana immediatamente».
«Mi prendi in giro?» chiese Luca.
«Mai stato più serio».
«Affare fatto» disse il ragazzo, sicuro di sé. «Ma se vinco» aggiunse «mi lasci l’auto per un mese».
Una stretta di mano sancì l’accordo. Gianfranco posizionò il pallone sul dischetto, mentre Luca prendeva posizione tra i pali. Dopo la rincorsa, calciò di sinistro rasoterra. Il ragazzo si tuffò deviando il pallone.
«1-0 per me» gridò al padre.
L’uomo, senza scomporsi, afferrò il pallone e calciò di nuovo. Un tiro potente che si stampò sotto la traversa. Luca imprecò a denti stretti. Un’imprecazione che rinnovò pochi secondi dopo, quando il padre realizzò un altro gol. Luca tornò al centro della porta e aspettò che l’uomo calciasse. A seguito di una breve rincorsa, Gianfranco Matteoli accarezzò il pallone con la punta del piede. La sfera si sollevò come accompagnata da un cucchiaio e finì in rete. Luca giaceva disteso dopo un inutile tuffo.
«Hai perso» disse l’uomo, avviandosi verso le docce. «Chiama Viviana. Ora».

TROMBAMI (Benedetta de Nicola)

Inizio prendendo la tromba dalla custodia.
Ma quanto è bello il cielo di notte, soprattutto quando le stelle non si vedono, mi sento unico, solo. Mi piace stare solo, al buio, ho sonno.
Bello questo cielo, si riflette nella tromba d’oro. Inizio, va’.
Suonano le note all’aria aperta, il vento le insidia maliziosamente, le muove, le gira e ne prende la verginità, scorrono le note mentre saliamo io e il pallone in cielo, avvicinandoci alle stelle invisibili, per grazia di Dio. Scure, tossiche, perché se fai luce sul buio non è più buio e se il buio non è più buio allora noi animali notturni non viviamo, e invece io posso vivere, ora, così mentre sono salito di qualche metro, col fuoco sulla testa, il freddo da brividi del braccio, la musica intorno.
Respiro nella mia donna, il suo orifizio è profanato dalla mia saliva che la viola e lei gode, geme e, intanto, il mondo si arricchisce così, con la mia puttana dorata, io la tratto come voglio, la porto su, fino al cielo pure se ha le vertigini, la trascino al centro della terra anche se ha caldo, lei muta, immobile, mi ubbidisce.
Perché?
Perché sono un mostro, e intanto salgo, salgo, salgo fino al cielo, potrei vedere tutto da qui, ma non mi macchio a guardare il mondo, ho gli occhi chiusi e suono, soffio e lei geme. Li apro, una stella riflessa, poi due. Ci siamo, sono arrivato, premo le stelle delle ultime note, sono il RE e il SOL. Ora mi sporgo, le vedo, sono le luci delle case che si accendono, l’ hanno sentita suonare. Ce l’ho fatta, adesso sono sporco di mondo, posso ritirarmi nel buio che mi si addice, finalmente.
È una notte brillante, una mongolfiera vola alta portando in seno una tromba nera di notte, dove si fermerà lo sa solo la musica.

Un treno dai sedili blu (Peppe Balbi)

Homeward Bound, 8/17/03, 11:17 AM, 16C, 8336x11804 (394+102), 150%, None 14 bit, 1/10 s, R69.0, G53.7, B68.6Quando ti ho vista la prima volta ero seduto dietro di te in un treno dai sedili blu. Scrutavo il tuo profilo con pudore. Ne studiavo le linee del naso, della mascella, del collo. Mi perdevo tra i tuoi capelli castani, profumati cespugli che si adagiavano morbidi sul fondo blu, mentre immaginavo la brezza a scompigliarli.
La tua figura a tre quarti mi lasciava immaginare la curva delle labbra, piene come ciliegie mature. Come in un lampo mi mostrasti i tuoi occhi, laghi profondi che incorniciavano uno sguardo severo.
Poi fu un fulmine, la tua mano sulla mia guancia, quelle dita affusolate e perfette, tese sulla mia faccia. Non ho provato dolore in quello schiaffo e continuavo a chiedere agli dei vecchi e nuovi che tu fossi sempre lì a portata del mio sguardo. Mi regalasti la tua voce, tonante e acuta in un urlo disgustato, che a me parve un angelico coro, come se tutte le muse assieme avessero deciso di donarmi un piccolo assaggio del loro paradiso. Non ricordo cosa mi dicevi mentre ti allontanavi spaventata e la gente mi spintonava via, lontano da te, e mi sputava addosso epiteti e saliva. Ricordo solo che la tua immagine si offuscava ad ogni passo mentre una donna mi colpiva in testa col suo ombrello, schifata dalla mia erezione, ed il capotreno cercava di coprire le mie nudità che volevo donare a te e solo a te.

L’agenda di Parole Alate – Marzo 2017

Calendar page, pen and pocket planner

Ecco gli eventi di marzo:

18/03/17 – ore 18.30: Visita guidata teatralizzata notturna della chiesa dei Santi Severino e Sossio – Napoli (via Bartolomeo Capasso). Teatralizzazione a cura degli attori Peppe Balbi e Paquito Catanzaro. Costo evento: 10 euro.
Per info e prenotazioni: napoli@volontaritouring.it

17/03/17 – ore 18.00: Presentazione, a cura dell’associazione, del libro Il paradosso di Schrödinger di Raffaele Formisano presso il Mondadori Bookstore – Salerno (corso V. Emanuele 56).

14/03/17 – ore 18.30: Presentazione, a cura dell’associazione, del libro Creazione ultima frontiera di Costantino Rubini presso il Caffè letterario delle Scuderie di Villa Favorita – Ercolano (corso Resina 302). Ingresso gratuito

05/03/17 – ore 19.30: Spettacolo “Novant’anni e non li dimostra. Voci, eroi e divine intercessioni di un culto chiamato Società Sportiva Calcio Napoli“.
Con: Annalisa Raiola, Giusi Solaro, Giano Vander e Paquito Catanzaro.
Napoli, via dei Tribunali 362 (citofonare de Luca).
Costo evento: 10 euro
Per info e prenotazioni: 3343349640

02/03/2017 – ore 18.00: Presentazione del romanzo Magari domani resto di Lorenzo Marone (ed. Feltrinelli), presso il Mondadori Bookstore di Torre del Greco (corso Vittorio Emanuele 134). Letture a cura di Paquito Catanzaro. Ingresso gratuito