Sogni e risvegli (Vittoria Iorio)

Devo ammetterlo a me stessa, lui mi ha preso, mi ha colpito, mi ha fatto provare un brivido così forte da non desiderare altro che incontrarlo. Le sue parole sono state seducenti, decise e sfacciate. L’ho sentito braccarmi con la mente e ho solo voglia di arrendermi a quello sconosciuto. L’avrei già dovuto vedere ieri ma le gambe non hanno retto la volontà e quindi non ci siamo incontrati. Lui dice che per questo devo essere punita e mi vien da ridere. Alla fine cosa mai potrebbe farmi? Non sono ancora sua, o forse si ma lui non lo so ancora. Non so niente di lui, non so neanche se il suo vero nome è quello che ha dichiarato a me. So solo che “devo” arrendermi, ma non così velocemente.
Mi chiama, finalmente sento la sua voce, è estremamente irritante. Lui è un cavaliere, per certi versi, ma spavaldo e convinto di avere il mondo ai suoi piedi. Ci diamo appuntamento. Mi chiama, mi richiama e poi mi chiede di vederci con mezz’ora di anticipo. Cerco di “trattare” ma lui mi spiazza: “Se non c’è la fai per quell’ora non mi troverai più!”
Devo farcela. Faccio le corse. Sono quasi al posto stabilito. Risuona il telefono, non rispondo, mancano pochi secondi e ci sono; devo rispondere da lì se no sparisce. Perché poi me ne dovrebbe fregare? Non lo so ma certamente rispondo quando arrivo. Il telefono smette di suonare e ricomincia subito dopo. Adesso ci sono e mi guardo intorno. Lo cerco con gli occhi, è alto, dovrei vederlo ma non lo vedo; rispondo. Lui mi dice: “ ecco la tua punizione…inizia con l’aspettarmi. Non so quando arriverò ma arriverò”.
Riaggancio e scoppio a ridere; figlio di buona donna mi ha fregato. Che faccia tosta! Contemporaneamente una strana scossa mi attraversa il corpo. Mi fermo, prendo un caffè, passeggio, aspetto, mi scoccio, mi viene voglia di andarmene; non so se vorrei piangere, mi domando perché sono venuta qui e perché non me ne vado. Ad occhio e croce se mi ha chiesto di arrivare mezz’ora prima e deve vendicarsi per ieri, non verrà neanche tra mezz’ora ma se il mio intuito non mi inganna, e di lui ne sento l’odore, rilancerà almeno di altri 15 minuti.
Ecco, adesso vorrei sedermi da qualche parte; qui ci sono solo adolescenti, ed io che passeggio. Sono quasi passati 45 minuti. Squilla il telefono. Mi avvisa che sta girando intorno alla piazza dove ci siamo dati appuntamento e, mentre cerco di capire dove si trova, lui trova me e richiama la mia attenzione. Mi giro, è in macchina, alla mia destra. Lo guardo imbambolata. Quel brivido che mi attraversa il corpo si fa più intenso. Corro dall’altro lato della macchina per salire. Sono una pazza. Non l’ho mai fatto e qua credo che cominci il mio primo viaggio, o il mio primo lancio senza il paracadute.
Andiamo al bar, mi piace, parliamo e penso a cosa dovrebbe poi succedere dopo e fatico nel seguire le sue parole perché devo prima rallentare i miei pensieri e cercare di gestire questo senso di eccitazione e stordimento. Credo di potermi fidare di lui anche se cerco di stare un po’ in guardia. Ce ne andiamo e mentre ci dirigiamo alla macchina lui si avvicina ad un millimetro dalle mie labbra; ha un buon odore, voglio assaggiarlo, chiudo gli occhi, mi gira tutto, non mi reggo in piedi. Lui è forte, mi sostiene, mi sente, se ne accorge dell’effetto che sortisce, sorride e mi continua a dire in modo malizioso “Che c’è?”. Io non rispondo, il fiato mi serve e già è poco. Si avvicina sempre più pericolosamente ed io perdo sempre più il controllo. Entriamo nella macchina e mentre guido lui fa scivolare la sua mano tra le mie gambe. Mi sento rapita, persa sempre di più e socchiudo pericolosamente gli occhi. Lui se ne accorge, rallenta, si ferma.  Arriviamo in un posto tranquillo e non esiste più niente al di là di un esterno momento di sospensione nello spazio e nel tempo, un attimo di dannata d’immortalità, un attimo senza nomi, senza storia, senza pudore. Lo spazio per dare tutto ciò che l’altro vuole. Il mio corpo prende fuoco e non posso che assecondare ognuna delle sue richieste. Mi sento dolcemente in trappola e danzo su di lui, sulla vita e su questo senso di eccitazione massima che vorrei non finisse mai.
Sento di appartenergli, sento che non deve chiedermelo, sento che tutto è già cominciato, sento che mi lascio cadere, sento la sveglia che suona.
Diamine, mi sono addormentata e se arriverò tardi lui non ci sarà più.

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