Nina (Rita Garofano)

Calling for help; domestic abuse concept

Nina è rannicchiata in un  angolo, non ha voglia di alzarsi  né di scoprire quale parte del suo corpo ha tumefatto il suo uomo. Ormai ha  perso i suoi bei lineamenti di ragazza, i suoi occhi verdi sono sempre chiusi da un cazzotto o da qualche schiaffo quando va bene. Ha distrutto tutte le foto  antecedenti il matrimonio. Quella ragazza  non esiste più. È li per terra in posizione fetale, aspetta di raccogliere  tutte le sue forze e il coraggio  di andare via da quella casa. Stasera, una come tante, la scusa per il pestaggio era il pianto della sua bimba. Quando Bruno l’ha sentita piangere ha colto a volo l’occasione per dar sfogo alla sua ira. Nina, con un balzo prende la carrozzina con la bimba, la porta in camera e le da il ciuccio con un po’ di miele. Prende la chiave la butta nel vaso di fiori proprio sul mobile accanto alla porta.

Quando Bruno giunge davanti la porta vuole assolutamente la chiave per far zittire la bimba, a modo suo. Nina si  para davanti alla camera pronta al sacrificio, pur di salvare la sua bimba dalla violenza del marito. Ed ora è lì per terra che cerca la forza di andarsene, e forse questa volta l’ha trovata. Adesso lui dorme. Si alza faticosamente, raggiunge il bagno, ha un braccio penzoloni, probabilmente rotto. Apre l’armadietto, prende la crema di Ludovica, quella che usa dopo il bagnetto, affonda le mani all’interno, tira fuori una pellicola con  il numero del telefono rosa. È venuto il momento di usarlo. Lo guarda e si guarda. Non sopravvivrebbe a lungo restando lì. Il suo pensiero è  per la figlia. Scende in cucina, prende il telefono e compone il numero. Dall’altra parte del filo una voce dolce dice: «Pronto». Nina piangendo risponde con voce tremula «Mi chiamo Nina, ho bisogno d’aiuto».

«Dimmi  cosa è successo» la incita.

«Mio marito mi ha picchiata, stavolta ci è andato davvero pesante. Ho una bimba di sei mesi, ho paura per lei».

«Non preoccuparti, ti aiutiamo noi. Va’ in camera  prendi la bambina ed esci subito di casa. Dammi il tuo indirizzo, tra cinque minuti una station wagon blu sarà da te, alla guida c’è Serena, una collaboratrice. Non telefonare a nessuno, da questo momento non hai più amiche, né famiglia, distruggi questo numero. Ciao, a fra poco».

A fatica Nina sale le scale, prende Ludovica ma prima di uscire, butta nel water il cellulare di Bruno stacca i fili dalla centralina del telefono, chiude a chiave la porta  dall’esterno e butta le chiavi nel cassonetto dell’indifferenziata. L’auto è lì, Serena le va incontro per darle una mano, la guarda sbigottita, prende la bimba, la sistema nel seggiolone e parte. Nina piange, ma di un pianto liberatorio. Non sarà facile d’ora in avanti, ma ha salvato la sua vita e quella di Ludovica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...