Dieci milioni (Antonio Liccardo)

«Destra, sinistra, a’coppa, a’sotta. So’ tutti lo stesso»
«Concordo»
«Tutto un magna-magna. A proposito, pigliati una coscia di pollo»
«Come se avessi accettato»
«Maronna, e sta’ sciolto»
«È una situazione, questa, che mi perplime»
«Ma qua ti stai assicurando il futuro tuo e di tua moglie!»
«Non ho moglie»
«Alla tua ragazza prima o poi ce lo metti l’anello?»
«Non ho nemmeno la ragazza»
«Guagliò, ma fossi ricchione? Guarda che là queste schifezze non sono tollerate, eh»
«La mia etica me lo vieterebbe comunque»
«”Perplime”, “etica”… ma come parli strano. Ti avesse mandato Striscia?»
«Andrei contro i miei stessi interessi»
«Eh… allò fammi capire che sei scetàto. Al volo. Vai»
«Primo: ciò che sta mangiando non è pollo, ma tacchino»
«Ah. Vabbuò, è sempre roba che teneva le scelle!»
«Secondo: lei è attualmente l’unico appiglio più solido, sicuro e garantito per poter trovare lavoro e sono certo che già non mi sta più ascoltando perché dopo aver sentito parole come solido, sicuro e garantito rivolte col giusto tono e alla sua persona l’ho ringalluzzita come si deve (e ripetere queste tre parole mi è servito a oliare per bene la sua emotività per poter proseguire) e lei si è già perso nel suo ego servile coi più forti e (ora, a chiusura del periodo, devo usare come ultima parola ciò che le rimarrà in testa, assieme alle tre parole iniziali) coi sofferenti potente»
«Guagliò, mi hai piaciuto come hai parlato. Si vede che tua mamma ti ha imparato bene l’educazione»
«Non ho mai avuto una mamma»
«Ma comm’è possibile? Tutti quanti abbiamo avuto una mamma, mo mi vieni a dire che tu…»
«Non ho mai avuto una mamma»
«Vabbuò, vabbuò. Non mi guardare così che mi fai venire il freddo addosso. Allora possiamo dire che l’affare è concluso. Caccia i soldi»
«A lei»
«Li devo contare o vado a fiducia?»
«Sono dieci milioni»
«Ahhh, oì! Quello il dottore che ti ha raccomandato deve campare cento anni! Guagliò, hai fatto un grande affare. Posti di lavoro come questo non escono più. Te lo ripeto: è tutto un magna-magna»
«Ripeto anch’io: concordo»
«Allora complimenti vivissimi e tanti auguri sincerissimi. Non ti do la mano che ce l’ho azzeccata di pollo»
«Tacchino»
«Vabbuò, quello che è. Poi parlo col dottore per ufficializzare tutto. A quando mi risponde, quella latrina: sono giorni che provo a chiamarlo, ma scatta la segreteria. Poi mi sto preoccupando, che al telegiornale ho visto che hanno arrestato a uno col nome suo. Non vorrei…»
«Si tratta sicuramente di omonimia»
«”Onominì”? Guagliò, ma tu lo sai che parli proprio bello? Ci volesse proprio uno come te nel partito!»
«Come se avessi accettato»
«E allora statti bene»
«Anche lei»
«Hai fatto un grande affare!»
«Anche lei»
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