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L’abito verde (Raffaele Iorio)

nanowrimoCome da tradizione Veronica indossava sempre lo stesso abito verde per la vigilia di Natale. Per lei non c’era altro colore più adatto in quel giorno, in fondo il verde è il colore della speranza e lei voleva aggrapparsi alla piccola consolazione che solo la speranza ti può dare. Lo tirava con cura dall’armadio, ne sentiva l’essenza e restava qualche minuto a stringere quel capo, vestita solo del suo intimo. Si vedeva bella allo specchio e come ogni anno amava prepararsi per lui. Assaporava il momento ogni volta come se fosse la prima, cantava e saltava per tutta la casa. Accendeva il camino e apparecchiava per due persone. Poi si sedeva a tavola e versava un bicchiere di vino rosso. Lo faceva roteare, ne sentiva il profumo e poi lo buttava giù tutto d’un sorso. Infine, posava il bicchiere e cominciava a piangere. Piangeva prima singhiozzando per poi continuare a dirotto. Ogni Natale per lei era bagnato di  lacrime ormai da 5 anni. Da quando lui non c’era più. Si erano conosciuti in una sera qualsiasi di primavera e lui subito si innamorò del suo sguardo. “Hai degli occhi stupendi” le disse e così, in vista del loro primo Natale da passare insieme, le regalò quel vestito. “Si abbina perfettamente ai tuoi occhi” le sorrise. Veronica trovò da subito orrendo quel capo, lui non era mai stato bravo con i regali ma non importava. Quella sera di cinque anni fa indossò  quell’abito verde, saltellò e cantò per casa immaginando il suo arrivo, accese il camino e  apparecchiò la tavola per due persone. Nell’attesa non seppe resistere alla tentazione di bere un po’ del vino che aveva comprato quella mattina in supermercato. Nell’aria, si sentiva il suo profumo che sapeva delle notti passate a fare l’amore e, dall’altra parte del muro, le grida felici dei bambini. Veronica toccandosi la pancia immaginava la sua creatura  urlare e cantare allo stesso modo. Lui non sapeva ancora nulla , glielo avrebbe detto  quella sera stessa. Chissà in che modo poteva reagire. Al solo pensiero Veronica tremava, ma quella sera i suoi pensieri furono interrotti da una chiamata improvvisa. Una voce tremante al di là del telefono le annunciò che lui aveva perso la vita in un incidente stradale.

Favola di Natale (Serena Venditto)

nanowrimoC’era una volta una casa in un bosco in cui viveva una vecchina molto malandata. Un giorno, era la vigilia di Natale, camminando per i sentieri del bosco, la vecchina cadde e si fece male: gridò per molto tempo, finché tre amici che viaggiavano insieme verso la città non si accorsero delle sue grida e non vennero in suo soccorso. La aiutarono a risollevarsi, la medicarono e la riaccompagnarono a casa.
Una volta giunti nella sua dimora la vecchina si trasformò in una fiamma e disse: «Grazie per avermi aiutato, amici. Per ricompensarvi, potete esprimere un desiderio ciascuno. Sarà una sorta di regalo di Natale».
Il primo uomo chiese di essere circondato di donne giovani e belle; il secondo uomo chiese un mucchio di danaro; il terzo uomo ci pensò un po’ su e poi disse: «Io sogno di vivere una vita incredibile, avventurosa, fantastica. Ti chiedo quindi ogni giorno un’ora in più».
I suoi compagni lo derisero: come poteva vivere una vita così sbalorditiva solo con un’ora in più? Ma lui restò fermo nel suo desiderio.
La Fiamma si trasformò di nuovo in vecchina, chiese di non divulgare a nessuno il segreto della sua natura magica e promise loro che al ritorno a casa avrebbero avuto il loro dono.
E fu di parola. Ma avrete già capito che i primi due desideri non potevano dare buoni frutti. Tutte le favole vanno così, e anche questa non fa eccezione.
Il primo uomo si stancò assai presto di donne giovani e belle, perché erano frutto della magia, e nessuna di loro lo ascoltava davvero e man mano che il tempo passava la loro compagnia si faceva sempre più triste e noiosa.
Il secondo uomo non seppre gestire tutto quel danaro piovuto dal cielo all’improvviso, e divenne antipatico e insooportabile: presto nessuno volle avere più nulla a che fare con lui, tanto era intrattabile e scorbutico.
E il terzo? Cosa poteva farsene di un’ora in più al giorno?
Il terzo uomo, quando calava la sera, vedeva il tempo fermarsi, l’orologio incantarsi e aspettarlo nel tepore del tramonto: allora apriva un libro e leggeva.
Visse così le vite di dei, eroi, lestofanti e condottieri, maghi e mercenari, principi e gatti, briganti e regine, streghe e dragoni, cavalieri e prostitute.
In tutta la sua lunga vita non ebbe più nulla da desiderare, perché di vite straordinarie ne aveva vissuta una a sera. Vite di carta, ma speciali. In quell’ora in più.