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240 secondi (Peppe Balbi)

nanowrimo240” allo scontro
Cappotto, sciarpa, cappello. Armi contro il freddo pungente di un paese non mio. Non sono abituato al clima. Non sarei dovuto venire qui. Sono stanco degli espedienti, fare km a bordo di mezzi scassati, passare notti da solo, lasciar crescere la barba, indossando sempre la stessa camicia, stendendo le pieghe con le mani e sperando non si macchi.
Vorrei essere a casa, far l’amore con Margherita, accompagnare Gloria a scuola, gustarmi i suoi occhi così simili ai miei. Lo faccio per questo: per quegli occhi nocciola, perché non siano mai gonfi di lacrime. Come i miei in queste notti. Ne mancano due. Due notti e sarò da loro.

180” allo scontro
Se mi sbrigo, potrei passare a salutare Guido. Devo ritirare il vestito di Angela in sartoria. Dannata recita! Le ho trasmesso la mania del perfezionismo, ma non ero così alla sua età. Mamma mi avrebbe picchiato, se avessi urlato come fa lei. Ma non sono lei e non lo sarò mai.
Latte senza lattosio per Mirko, macinato per la cena, caffè, carote. Devo chiamare Anna e rimandare il nostro incontro.
Che cazzo vuole ora, mamma? La chiamo dopo, ora non è il momento! Arrivato alla fermata devo fumare una sigaretta.

120” all’impatto
Chiama quanto vuoi, non rispondo. Ora resti sulle spine. Così impari a fare lo stronzo e lasciarmi da sola a casa. Non ne posso più delle tue serate con gli amici, il calcetto, le birre con gli amici. Io devo aspettare, cenare da sola, pulire e farmi scopare quando ne hai voglia. Basta! Ti amo, ma esigo rispetto. Non voglio telefonate o sms di scuse. Dovevi pensarci prima. Ora esco con le amiche e, se mi va, ci sentiamo stasera.

60” allo scontro
Stesso giro, stessa gente. La donna che ogni giorno aspetta al terminale e non mi degna di un saluto. Gli studenti che colonizzano i sedili posteriori: facce torve e musica sparata nelle cuffie.
La badante rumena coi capelli color prugna che, per paura che io possa chiederle il biglietto, mi sorride guardinga e scatta a ogni mio movimento. La ragazza coi capelli rossi che mi ricorda Silvia da ragazza, bella e sfrontata. Ricci in disordine, pelle bianca e bocca color ciliegia.

Dovrei prendere qualche giorno di ferie e portarla a Firenze. Ci meritiamo un viaggio, come facevamo da ragazzi. Fulvio è cresciuto, ormai. Non voglio che s’annoi e mi lasci, come ha fatto la moglie di Antonio.
Avrei dovuto fare colazione, ora dovrò sopportare il brontolio dello stomaco fino a pranzo. Che fissa, ‘sto ragazzino? Crede mi faccia piacere fermarmi ai semafori, restare nel traffico, scansare gli idioti che sfrecciano, tagliandomi la strada? Ecco, guarda ‘sto coglione che s’immette così sulla carreggiata. Appena arrivo al capolinea devo dire a Silvia che…