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L’attesa del piacere (Ginevra Stroffolino)

Anniversario di fidanzamento. 3 anni. Margot quasi non riusciva a crederci.
Mai con nessuno era riuscita ad avere una relazione che durasse così tanto. Di solito le sue storie si consumavano in poche settimane di passione . Lei tendeva ad annoiarsi presto e a sostituire piuttosto velocemente l’amore precedente con uno nuovo. Ma con Eric era stato diverso. Lui aveva saputo tenerle testa da subito , con intelligenza e ironia. Aveva preso in mano le redini della loro storia e non aveva lasciato che fosse lei a tirare a tirare i fili.

Quella data meritava di essere di festeggiata alla grande e lei aveva deciso di fare una sorpresa al suo uomo. Gli aveva telefonato nel pomeriggio. Ceniamo a casa, gli aveva detto. Stasera sushi! Lui aveva accettato molto volentieri. Amava trascorrere le serate a casa con lei e il sushi era il suo piatto preferito. Ma Margot aveva in mente ben altro che una semplice cenetta romantica. Allestì la cucina con lampade giapponesi e candele profumate. Sgombrò il grande tavolo di cristallo e vi si distese , completamente nuda. Sistemò attorno a sé dei fiori di Loto e poi si ricoprì di cibo. Il piatto forte della serata sarebbe stata lei. A cominciare dall’alto una collana di piccole scaglie di salmone le adornava il collo per poi scendere verso lo spazio tra i seni dove campeggiava un gamberetto. Sui capezzoli due piccoli rotoli di Futomaki. Una lunga fila di gamberi e polpettine di sushi le correva lungo l’addome e terminava proprio lì con un fiore di orchidea e una porzione di sashimi.
Era bellissima, il suo corpo perfetto come un piatto da portata. Si mise in attesa del ritorno di Eric e cominciò ad immaginare cosa sarebbe successo. Lo immagino osservare il suo corpo con eccitazione. Lo immaginò assaggiare tutte le portate con la massima calma, con quel sorriso compiaciuto che a lei piaceva tanto. L’avrebbe leccata e morsa delicatamente godendo di ogni assaggio. E poi l’avrebbe presa piano, lì su quel tavolo, tra i fiori e il riso. Margot era eccitatissima , pregustava tutte le emozioni e l’attesa semplicemente le stava amplificando. Mai era stata così felice di aspettare.
Peccato che poi la serata si rivelò un vero flop. Eric non arrivò per cena. Aveva avuto un contrattempo al lavoro. E Margot dopo aver atteso per ore decise di andare a dormire. Ma non era arrabbiata. Anzi forse era stato meglio così. L’incontro immaginario che aveva avuto col suo uomo era stato perfetto e probabilmente nessuna realtà avrebbe potuto eguagliarlo.

Eterna notte (Giano Vander)


la-notteAncora non ci posso credere. Bellissima lei, una vera dea. Che ci faceva in quel bar popolato da ubriaconi molesti e baldracche dozzinali? Non ricordo nulla. Né cosa ho bevuto, né come l’ho conosciuta; tantomeno in quale occasione l’ho convinta a venire a casa mia. Me, proprio me. Vecchio, tarchiato ed appesantito. Mi sono appena svegliato in un lago di sudore e mi ritrovo questa Venere che dorme accanto a me, seminuda, dall’altra parte del letto. Il lenzuolo le scopre leggermente il seno. Perfettamente capiente in una coppa di champagne. Due gambe lunghe, da valletta della televisione. Un viso disegnato da Milo Manara. Una poesia che si è materializzata in carne. Resto attonito ad ammirarne la sinuosità delle curve. Devo pisciare. Accendo la luce del bagno e mi guardo nello specchio; non ho una bella cera, le borse sotto gli occhi mi ricordano che dovrei dormire di più. Svuoto la vescica; il rumore dello sciacquone interrompe i miei pensieri mentre mi sforzo di combattere l’oblio. Un dubbio mi coglie: e se appena si sveglia volesse dei soldi? Non può essere. Una zoccola se ne sarebbe andata da un pezzo, e approfittando del mio stato di catalessi mi avrebbe ripulito non solo il portafogli, ma anche la collezione di Tag Heuer e probabilmente qualche bottiglia di Château Margaux.

Torno in camera da letto, e appena varcato la soglia la trovo sveglia. Completamente nuda, in piedi, in mezzo al letto. È ancora più bella. Mi guarda e ride. Si è accorta di quanto faccio schifo, penso. Invece mi invita ad avvicinarmi. Non mi faccio attendere, mi avvicino al letto per stendermi nuovamente. Lei si inginocchia, mi viene sopra. Col pollice mi accarezza la fronte, poi me la bacia.
Mi chiamo Persefone. Benvenuto”.

Una nuova avventura del barone di Münchausen (Ferdinando Gaeta)

barone_su_una_palla_di_cannoneUna volta, quando ero in Giappone, salvai la vita all’imperatore che per compensarmi mi regalò mille geishe. Ora, voi sapete bene come i giapponesi diventano irascibili quando si rifiuta un loro regalo, figuriamoci un imperatore. Se quella notte non fossi andato a letto con tutte e mille le donne certamente mi avrebbe fatto uccidere.
Ma come potevo fare? Non che mi mancassero le forze, beninteso, ma un letto adatto a una simile impresa dove mai lo avrei trovato?
Già mi vedevo decapitato quando mi ricordai che i giapponesi dormono praticamente per terra. Allora, sempre col permesso dell’imperatore, feci chiudere l’autostrada Tokio Okinawa e vi stesi le mille donne.
Fu una notte bellissima.
Peccato che a Okinawa fui multato per eccesso di velocità.