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Un treno dai sedili blu (Peppe Balbi)

Homeward Bound, 8/17/03, 11:17 AM, 16C, 8336x11804 (394+102), 150%, None 14 bit, 1/10 s, R69.0, G53.7, B68.6Quando ti ho vista la prima volta ero seduto dietro di te in un treno dai sedili blu. Scrutavo il tuo profilo con pudore. Ne studiavo le linee del naso, della mascella, del collo. Mi perdevo tra i tuoi capelli castani, profumati cespugli che si adagiavano morbidi sul fondo blu, mentre immaginavo la brezza a scompigliarli.
La tua figura a tre quarti mi lasciava immaginare la curva delle labbra, piene come ciliegie mature. Come in un lampo mi mostrasti i tuoi occhi, laghi profondi che incorniciavano uno sguardo severo.
Poi fu un fulmine, la tua mano sulla mia guancia, quelle dita affusolate e perfette, tese sulla mia faccia. Non ho provato dolore in quello schiaffo e continuavo a chiedere agli dei vecchi e nuovi che tu fossi sempre lì a portata del mio sguardo. Mi regalasti la tua voce, tonante e acuta in un urlo disgustato, che a me parve un angelico coro, come se tutte le muse assieme avessero deciso di donarmi un piccolo assaggio del loro paradiso. Non ricordo cosa mi dicevi mentre ti allontanavi spaventata e la gente mi spintonava via, lontano da te, e mi sputava addosso epiteti e saliva. Ricordo solo che la tua immagine si offuscava ad ogni passo mentre una donna mi colpiva in testa col suo ombrello, schifata dalla mia erezione, ed il capotreno cercava di coprire le mie nudità che volevo donare a te e solo a te.

“Forza Napoli”. Parole Alate torna al teatro Sanacore il 25 e 26 febbraio 2017.

forzanapoli_smallForza Napoli. Questo il titolo dello spettacolo, ispirato al romanzo di Aldo Putignano, che la compagnia teatrale Parole Alate porterà in scena, il prossimo 25 e 26 febbraio, presso il teatro Sanacore di San Giorgio a Cremano.
Una storia tinta d’azzurro che ha per protagonista Antonio, aspirante giornalista impegnato nella stesura di un romanzo e suo nonno Gino, tifoso incapace di dubbi o cedimento riguardo la sua fede nei confronti del Napoli.
Una storia che comincia il 6 gennaio 2013, alla vigilia della gara tra Napoli e Roma e conduce dritti alla qualificazione in Champion’s League ottenuta dopo un’avvincente partita contro il Cagliari.
Un percorso fatto di ostacoli da superare, leggende calcistiche da raccontare sottovoce e gli immancabili aneddoti che fanno parte del patrimonio culturale partenopeo.
Per la compagnia teatrale Parole Alate un gradito ritorno nello storico teatro di largo Arso, dopo il successo di pubblico e critica di “Sono stato io” della passata stagione teatrale.

In scena sette attori: Annalisa Raiola, Giusi Solaro, Mary Vado, Giano Vander, Peppe Balbi, Paolo Romano e Paquito Catanzaro, che ha curato la regia e l’adattamento del testo.

Appuntamento il 25 e 26 febbraio nei seguenti orari:
Sabato 25, ore 21:15
Domenica 26, ore 18:00
presso il teatro Sanacore, Largo Arso 39, San Giorgio a Cremano (NA).

Per prenotazioni e informazioni: 3343349640 o parolealate@email.it

240 secondi (Peppe Balbi)

nanowrimo240” allo scontro
Cappotto, sciarpa, cappello. Armi contro il freddo pungente di un paese non mio. Non sono abituato al clima. Non sarei dovuto venire qui. Sono stanco degli espedienti, fare km a bordo di mezzi scassati, passare notti da solo, lasciar crescere la barba, indossando sempre la stessa camicia, stendendo le pieghe con le mani e sperando non si macchi.
Vorrei essere a casa, far l’amore con Margherita, accompagnare Gloria a scuola, gustarmi i suoi occhi così simili ai miei. Lo faccio per questo: per quegli occhi nocciola, perché non siano mai gonfi di lacrime. Come i miei in queste notti. Ne mancano due. Due notti e sarò da loro.

180” allo scontro
Se mi sbrigo, potrei passare a salutare Guido. Devo ritirare il vestito di Angela in sartoria. Dannata recita! Le ho trasmesso la mania del perfezionismo, ma non ero così alla sua età. Mamma mi avrebbe picchiato, se avessi urlato come fa lei. Ma non sono lei e non lo sarò mai.
Latte senza lattosio per Mirko, macinato per la cena, caffè, carote. Devo chiamare Anna e rimandare il nostro incontro.
Che cazzo vuole ora, mamma? La chiamo dopo, ora non è il momento! Arrivato alla fermata devo fumare una sigaretta.

120” all’impatto
Chiama quanto vuoi, non rispondo. Ora resti sulle spine. Così impari a fare lo stronzo e lasciarmi da sola a casa. Non ne posso più delle tue serate con gli amici, il calcetto, le birre con gli amici. Io devo aspettare, cenare da sola, pulire e farmi scopare quando ne hai voglia. Basta! Ti amo, ma esigo rispetto. Non voglio telefonate o sms di scuse. Dovevi pensarci prima. Ora esco con le amiche e, se mi va, ci sentiamo stasera.

60” allo scontro
Stesso giro, stessa gente. La donna che ogni giorno aspetta al terminale e non mi degna di un saluto. Gli studenti che colonizzano i sedili posteriori: facce torve e musica sparata nelle cuffie.
La badante rumena coi capelli color prugna che, per paura che io possa chiederle il biglietto, mi sorride guardinga e scatta a ogni mio movimento. La ragazza coi capelli rossi che mi ricorda Silvia da ragazza, bella e sfrontata. Ricci in disordine, pelle bianca e bocca color ciliegia.

Dovrei prendere qualche giorno di ferie e portarla a Firenze. Ci meritiamo un viaggio, come facevamo da ragazzi. Fulvio è cresciuto, ormai. Non voglio che s’annoi e mi lasci, come ha fatto la moglie di Antonio.
Avrei dovuto fare colazione, ora dovrò sopportare il brontolio dello stomaco fino a pranzo. Che fissa, ‘sto ragazzino? Crede mi faccia piacere fermarmi ai semafori, restare nel traffico, scansare gli idioti che sfrecciano, tagliandomi la strada? Ecco, guarda ‘sto coglione che s’immette così sulla carreggiata. Appena arrivo al capolinea devo dire a Silvia che…

Non può che essere finto (Paquito Catanzaro)

nanowrimoMi sono chiesto spesso in che modo avrei potuto cominciare la mia autobiografia. Ora che quel momento è arrivato ho scelto un’istantanea. Mia madre in primo piano. Giovanissima, bella come non mai, con quegli occhi azzurri, che ho ereditato, e quella carnagione chiara, tratto somatico tipico di chi, come lei, è nata nella fiera Germania dell’Ovest.
Intorno a lei 12 uomini. Villosi e coi muscoli scolpiti. Tutti completamente nudi e tutti rigorosamente col membro eretto. Nove di essi sono di etnia caucasica, due hanno una chiara discendenza africana, uno, invece, dovrebbe avere origini asiatiche. Uso il condizionale poiché costui, nonostante gli occhi a mandorla, è altro un metro e ottanta e ha un pene lungo circa 20 centimetri.
Mi sento di escluderlo dalla lista dei potenziali procreatori, in quanto fin troppo evidenti appaiono le differenze tra il suo incarnato giallastro e il mio, pur non escludendo una singolare amalgama genetica.
Restano, quindi, undici potenziali padri. Già, perché mia madre, l’ex pornostar Christa Matthäus, ha raccontato in numerose occasioni il concepimento del suo primo e unico figlio, Lothar Matthäus, avvenuto durante una gang bang sul set della pellicola “La passione di Christa”. Un capolavoro hard che le permise di vincere l’oscar dei film a luci rosse e scatenò le fantasie erotiche di milioni di onanisti, desiderosi di sostituirsi ai dodici apostoli che iniziavano al sesso la loro avvenente messia.
Nemmeno una goccia di quel seme andò dispersa, ricoprendo il corpo di mia madre per circa il sessantacinque per cento. Tuttavia, qualche spermatozoo doveva essere sfuggito all’occhio delle telecamere e si era insinuato negli antri delle ovaie di mia madre vincendone le resistenze.
Nove mesi dopo quella scena, venivo al mondo io. Un bambino che, fin dal primo vagito, aveva un destino segnato. Figlio di una diva del porno e di un efficiente comprimario della stessa categoria, non potevo che avviarmi a una fulgida carriera nel mondo dei film a luci rosse. Un figlio d’arte che vantava un perverso patrimonio genetico e la ventura di poter esibire, con fierezza, un pene di 18 centimetri a riposo e 23 in stato di grazia.
Un giovane che, partito dalla natia Stoccarda, ha girato il mondo e ha fatto gridare di piacere migliaia di donne di qualsiasi età, mentre i loro coetanei mi ergevano a mito o, invidiandomi, pronunciavano epiteti come «Quel cazzo enorme non può che essere finto».
È così che ho deciso di intitolare quest’autobiografia che inizio a scrivere oggi, alla soglia dei 70 anni, digitando velocemente. Desidero, infatti, concludere subito questo primo paragrafo perché tutti questi ricordi mi han fatto venire voglia di farmi una sega.

La Sinestesia del paesaggio di Diego Barone Lumaga chiude Parete Bianca

dsc_1040-fileminimizerSi avvia alla conclusione la sesta edizione di Parete Bianca, la kermesse dedicata ai nuovi artisti del territorio, organizzata dall’associazione culturale torrese Parole Alate. Giovedì 24 novembre, nella cornice del Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita di Ercolano, è stata la volta del fotografo torrese Diego Barone Lumaga che ha condiviso col pubblico gli scatti della mostra Sinestesia del paesaggio.
Trentasette anni, la passione per bicicletta e per le pellicole di animazione disneyane, Diego ha reso immortali alcuni scorci di posti visitati nel corso degli anni. Immagini fortemente suggestive, supportate dall’utilizzo della tecnica del bianco e nero, che hanno incantato il pubblico, accorso numeroso per sostenere questo fotografo che fa dell’umiltà il proprio punto di forza e mostra, nei suoi scatti, una grande sensibilità artistica.
«Alcune immagini» ha dichiarato durante la chiacchierata disinteressata di cui è stato protagonista «sono state raccolte mentre ero in bici. Il mondo viene percepito in maniera completamente differente stando sulle due ruote. Inoltre, ogni immagine è specchio non solo di una suggestione legata al luogo, ma pure di uno stato d’animo».
Stato d’animo reso parola attraverso delle didascalie che hanno incuriosito gli spettatori al pari degli scatti proposti.
Dopo la mostra di Barone Lumaga, che sarà visitabile ogni giorno dalle 10.00 alle 20.00, presso il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita, corso Resina 330/332 a Ercolano fino al 30 novembre, Parete Bianca saluterà gli spettatori. Non prima però di dare appuntamento alla prossima edizione prevista per la primavera del 2017. «L’associazione culturale Parole Alate» dichiara Giusi Solaro, direttore artistico della kermesse, «ha fatto di Parete Bianca un evento di punta. Desideriamo portare avanti questo progetto augurandoci di poter contare sul supporto di istituzioni, partner commerciali e media che hanno scommesso sul nostro evento».
Non resta che lasciar partire il countdown. Alla prossima primavera non manca poi molto.

Per tutti gli aggiornamenti è possibile seguire la pagina facebook dell’associazione Parole Alate o il blog https://parolealateblog.wordpress.com/

Ti ho visto che ridi (Pietro Damiano)

I volti si incrociano. Capelli assenti su pelle chiara, macchiata dal sole e segnata da sorrisi irrequieti, piccoli tagli rimarginati.

Ho dimenticato quel dolore, ferite sanguinanti, punti di sutura, medicazioni e capelli tagliati. Una gioventù appannata dal tuo colorito rosso, dal tuo essere vecchio. Dal tuo guardarmi fisso dalle foto, muovendo leggermente le labbra, sussurrandomi qualcosa che non sento. Un’illusione.

In questo specchio ci sovrapponiamo. La tua pelle copre la mia ancora liscia, segnandola di piccole rughe mute. Sagge. D’un tratto sento l’odore della mia infanzia.

Poi mi rivedo oggi, con la barba incolta. La schiuma bianca mi avvolge. Sbatto le palpebre troppo forte, faccio un salto nel tempo.

Per un momento rivedo gli occhi verdi di donna e gli orecchini d’oro alle tue orecchie. Se non fosse per gli anni che sono passati direi che sei ringiovanita. Perché non mi racconti un po’ di te? Perché non parli? Ma il tuo sguardo è sereno.

I tuoi occhi mi sono sempre piaciuti. Quando mi guardavi sorridevo. Mi bagno dei tuoi sguardi, nell’assenza di un corpo che smette di essere presente.

La lametta spezza i peli della barba dura, sembra carta vetrata. La lametta non lascia tracce.

Ti ho visto che ridi, smettila che mi taglio!”. Troppo tardi. Qualche goccia di sangue finisce nell’acqua. Si diluisce, scompare. Torna tutto bianco. Mi lacrimano gli occhi.

Ho le orecchie grandi come le tue e non ho i capelli, proprio come te. Forse ci somigliamo, non so. Non mi riconosco nel tuo volto, tranne gli occhi. Abbiamo lo stesso taglio degli occhi. Continuo a far scorrere la lametta sulla mia faccia. Non ti ho mai visto con la barba. Non l’hai mai portata lunga.

Gli occhi verdi invece avevano intorno tanti capelli, lunghi e lisci. Ricordo le ore che passavi a pettinarti sulla sedia in giardino e io che giocavo. Ti ricordi? Sì, certo che ti ricordi, sembra ieri.

Ho tolto tutti i peli dal viso, la barba non c’è più. L’acqua fredda mi avvolge la faccia, per un attimo non vedo più nulla.

Due giorni, tra due giorni questa barba sarà di nuovo lunga. Schiuma, lametta e acqua riflessi.

A novembre tornano le cene con delitto firmate Paole Alate

baseQuattro insoliti commensali. Quelli che sconvolgeranno una tranquilla cena tra amici. Quattro potenziali assassini che tenteranno, in tutti i modi, di scagionarsi dando la colpa al proprio vicino. Ai partecipanti il compito, coadiuvati da un investigatore, di dare un volto all’assassino e assicurarlo alla giustizia.

La cena con delitto è un detective game che vede i commensali assoluti protagonisti nella parte dell’investigatore. Attraverso le loro domande ma, soprattutto, facendo leva sul proprio acume, i partecipanti al gioco dovranno scoprire: nome dell’assassino, movente e dinamica del delitto.
Il gioco è articolato in due momenti: in una prima fase il master racconterà una storia, coinvolgendo i quattro indiziati. Nella seconda fase un interrogatorio singolo permetterà di scoprire il passato degli indiziati e cosa possa aver spinto l’assassino a colpire.

Milleuno dubbi, un numero di bugie ancora maggiore.
Una sola certezza: sono tutti sospettati.

Per info e prenotazioni: 334 3349640

Nero Napoletano: Medea all’ombra del Vesuvio in un nuovo graphic novel

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Si aprirà il prossimo 31 gennaio, presso il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita ad Ercolano, il vernissage dal titolo “Nero Napoletano”, organizzato dall’associazione culturale Parole Alate, in collaborazione con la Scuola Italiana di Comix.

In mostra le tavole originali di un graphic novel, realizzato dalla Scuola Italiana di Comix, che ha visto la partecipazione di alcuni tra i maggiori disegnatori del fumetto italiano: Bruno Brindisi, Alessandro Rak, Raul & Gianluca Cestaro e molti altri ancora.

Il mito di Medea come ideale punto di partenza di una storia che si sviluppa tra i vicoli di una Napoli contemporanea, tra clan in lotta e un passato che segna irrimediabilmente l’esistenza dei personaggi, delineati da sceneggiatori del calibro di: Sergio Brancato, Claudio Falco e Michele Assante del Leccese.

Proprio quest’ultimo, in compagnia del direttore della Scuola Italiana di Comix, Mario Punzo, sarà presente al debutto della mostra, il prossimo 31 gennaio a partire dalle 18:00.

Le tavole originali di questo graphic novel, recentemente adattato per il mercato editoriale spagnolo, saranno in esposizione fino al 12 febbraio prossimo, dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 20:00.

Per l’associazione culturale Parole Alate l’occasione per rinnovare la collaborazione con la Scuola Italiana di Comix e con il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita e per promuovere l’evento Parete Bianca, che debutterà il prossimo 6 aprile.

Appuntamento, quindi, per domenica 31 gennaio, a partire dalle 18.00 presso il Caffè Letterario delle Scuderie di Villa Favorita, Corso Resina 302/304.

Gli eventi di Parete Bianca.