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L’umorista depresso (Pietro Damiano)

nanowrimoHa nelle mani una pistola.
Entra nella stanza preceduto dai due amici, un uomo e una donna, anche loro armati, e d’improvviso spara alla testa di uno dei due.
Un rumore assordante.
L’altra cerca di scappare.
«Non ti muovere stronza!» le grida puntandogli la pistola in faccia.
La disarma della sua 7.65, poi guarda l’altro a terra con la faccia riversa nel sangue. Sorride.
Lei è in silenzio, cerca di capire le sue intenzioni mentre lui le gira intorno, con entrambe le pistole in mano. Lei ferma.
Si siede sulla poltrona ai piedi del letto e la guarda.
«Non mi fai ridere più» dice lei senza mai abbassare lo sguardo, «Sei solo un pagliaccio, un tossico di merda che ha fuso il cervello. Tu e la tua depressione del cazzo. Sei uno stronzo!»
«Però ti divertivi con questo stronzo, eh? Ti divertivi con me e con lui» le risponde indicando l’amico morto con una delle pistole, «Adesso è tutto finito, siamo rimasti soli, io e te».
«Ammazzati, porco!» gli grida in faccia lei. Tenta uno scatto di reazione. Lui alza i piedi e colpendola con entrambi allo stomaco la scaglia a terra qualche metro più in là.
Lui animato da un gesto di stizza si alza dalla poltrona, stringe tra le mani la canna della 7.65 e se la punta al petto. Si avvicina e le chiede di impugnarla, puntandole con l’altra mano la sua calibro 9 alla testa.
«Adesso sai cosa devi fare, stronza?» le dice ridendo, «devi ridere e premere il grilletto. Se non lo fai, ti faccio saltare la testa per aria». Il suo umorismo fa rabbrividire.
Qualche attimo di silenzio, una breve attesa. Senza dire nulla, abbassa la sua pistola e le spara a un piede. Lei cade gridando.
«Adesso impugna la pistola, ridi di gusto e spara!» le ripete con voce ferma. Lei in lacrime dal dolore, seduta a terra sul suo sangue, stende il braccio, impugna il calcio della pistola che lui tiene tra le mani per la canna, avvicina il dito al grilletto e lo guarda.
«Ridi stronza!» le ripete con un ghigno, «Ridi e spara!»
Finalmente.
Un rumore assordante soffoca ogni risata.

Una nuova avventura del barone di Münchausen (Ferdinando Gaeta)

barone_su_una_palla_di_cannoneUna volta, quando ero in Giappone, salvai la vita all’imperatore che per compensarmi mi regalò mille geishe. Ora, voi sapete bene come i giapponesi diventano irascibili quando si rifiuta un loro regalo, figuriamoci un imperatore. Se quella notte non fossi andato a letto con tutte e mille le donne certamente mi avrebbe fatto uccidere.
Ma come potevo fare? Non che mi mancassero le forze, beninteso, ma un letto adatto a una simile impresa dove mai lo avrei trovato?
Già mi vedevo decapitato quando mi ricordai che i giapponesi dormono praticamente per terra. Allora, sempre col permesso dell’imperatore, feci chiudere l’autostrada Tokio Okinawa e vi stesi le mille donne.
Fu una notte bellissima.
Peccato che a Okinawa fui multato per eccesso di velocità.