Prenderò il tuo cuore (Aurelio Raiola)

nanowrimoPrenderò il tuo cuore. E per farlo non aspetterò permessi, quelli li lascio alle mezze seghe. Non esiterò a squarciarti il petto mentre tu resterai in silenzio. Zitta ti voglio, zitta. Muta devi essere. Non un suono, non una parola. Se ne uccide più la lingua che la spada tu sei la regina dei serial killer. Sempre una parola su tutto, sempre un commento su tutti. E mai una parola buona, consolatrice, mai una carezza di fiato. Proprio mai una carezza, punto. Ho visto le tue dita stringere, lisciare, tirare, strattonare. Esigere, indicare, trattenere. E chiedere, soprattutto chiedere. Mai un gesto di pietà verso gli altri, mai.
Sto per prenderti il cuore e non potrai fare nulla. Non accetterò dinieghi, né ritardi. Me lo prenderò e basta e non opporrai resistenza. Non mi distrarrai con i tuoi psicogiochetti da rotocalco. E chiudi gli occhi, quando ti parlo! Non osare sporcarmi con il  tuo sguardo sbieco, tu e i tuoi fottuti occhi di giada. Sì, di giada, come ami chiamarli. Nemmeno nei cartoni animati li chiamano più così. Nemmeno negli hard-boiled degli anni venti. Tu, invece, continui a fare la bambolina, la Bratz dei vicoli, una capa tanta e gli occhi di giada. Che poi le Bratz non si portano più, troppo zoccole per il mercato italiano. È un settore inflazionato, l’offerta supera di gran lunga la domanda. E io una domanda ti devo fare: ma tu proprio con Saverio mi dovevi fare le corna? Con il mio rivale di sempre, prima a scuola e poi al lavoro? Quel coso corto e storto, le spallucce a passero becco e il capello a palla da biliardo? Mi ha sempre fregato tutto, fin da bambini: la merenda, i voti, persino l’affetto di mia nonna. Che lo adorava perché sapeva cantare Va pensiero. Mentre io no, stonato come una campana pezzotta arrancavo pure con l’Inno di Mameli.
Comunque, il tuo cuore me lo prendo, anche se fai finta di niente, anche se hai la testa girata. Anzi, proprio per quello. Se mi guardassi con quegli occhi… di giada, sì, i tuoi bellissimi occhi di giada, non ne avrei più il coraggio. Resterei immobilizzato e fesso come tu non sopportavi. Quando litigavamo c’ero io lago e tu cascata, io mare e tu fiume in piena, io con le mani a coppa e tu a pisciarci dentro. Ma ora i tuoi dannati occhi sono chiusi e io ti prenderò il cuore.
Lo so che ora vorresti Saverio. Che vorresti fosse lui a sbatterti sul letto, toglierti come una furia la giacca, sbottonarti la camicetta e palparti il seno. Ma sta dormendo, lui. Ora tocca a me. Tocca a me segnare il punto esatto e incidere. Vedere finalmente se hai un cuore, prenderlo tra le mani, carezzarlo e stringerlo fino a rianimarti. Così potrai tornare da Saverio. Mannaggia a Ippocrate e al mio turno di notte.

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4 pensieri su “Prenderò il tuo cuore (Aurelio Raiola)

  1. Sono capitata per caso su una pagina Facebook, girando per altre pagine. Mi sono fermata per leggere questo racconto, che trovo bellissimo. Sono poche le cose che mi tengono incollata, che mantengono alta la mia attenzione sino in fondo – perché altrimenti giro pagina, lascio a metà, mi dico ma che sto leggendo. Invece ora no. Ora ho solo voglia di leggerne ancora.

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